Matera: il sindaco puntualizza su museo demo-etno-antropologico

Il sindaco di Matera, Raffaello De Ruggieri, interviene sulla vicenda del Museo Demo-Etno-Antropologico, facendo seguito a un dibattito pubblico sul tema tenutosi recentemente, con le seguenti puntualizzazioni: “L’annosa questione del Museo Demo-Etno-Antropologico di Matera ha bisogno di alcune precisazioni condizionate dall’attualità dei fatti. Mentre la Fondazione Matera 2019 sta costruendo una piattaforma per accogliere gli archivi digitali della documentazione relativa alle culture dell’antropologia internazionale, il Comune di Matera sta cercando di realizzare, finalmente, il Museo Demo-Etno-Antropologico della città. Il Parco tematico della Civiltà contadina racchiude il gene di questa vecchia idea, idea legata ai nomi di Rocco Mazzarone, Giovanni Battista Bronzini, Mauro Padula e del circolo culturale “La Scaletta”. Furono costoro gli attori che nel lontano 1960, lanciarono la proposta del Museo Etnografico ed Etnologico dei Sassi. Ad oggi, la progettualità è concretizzata nell’affidamento già posto in essere ad Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A.), al fine di garantire la predisposizione del progetto preliminare. Questo, dovrà dipoi essere oggetto di una selezione pubblica per la realizzazione del progetto esecutivo. Cosa prevede o prevedrà questo progetto? Deve registrare innanzitutto che gli spazi edificati, originariamente previsti per il Museo Demo-Antropologico, sono stati in parte già utilizzati, per cui residuano solo spazi ipogei. Questo stato di fatto crea notevoli problemi nella ridefinizione del progetto. Malgrado tutto, l’ipotesi che il Comune ha offerto a Invitalia, agenzia che non gestirà il museo ma che dovrà solo favorire le fasi progettuali ed esecutive, è quella di realizzare un intervento storico e filologico sul vicinato di Malve, che fu il vicinato studiato dalla De Rita e che rappresentò il manifesto del congresso dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) del 1952 organizzato da Adriano Olivetti. In quel luogo sarà ricomposta in termini puntuali, la testimonianza della vita nei Sassi in un vicinato. Il resto comprenderà le grotte del rione Casalnuovo, che per la loro condizione non potranno ospitare oggetti, poiché occorrerebbe per questo un investimento oneroso per climatizzare le cavità. Si dovrà realizzare un percorso interattivo e anche mediatico per la testimonianza visiva della vita nei Sassi, con documenti, immagini e interviste storiche. Quindi tutto il percorso non si limiterà solo alla testimonianza della vita negli antichi rioni, ma altresì alla vicenda di come i Sassi, una volta vuotati, siano ritornati a vivere. Questo costituirà anche il puntuale racconto della redenzione di un’area della città prima ritenuta maledetta e poi divenuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Questa è l’idea che il Comune ha messo in campo e che ritengo possa essere accolta proprio per le ragioni innanzi tracciate. Ci sarà dunque un nucleo museale – conclude il Sindaco sintetizzando – e un’altra area destinata a raccontare la singolare vicenda umana degli abitanti dei Sassi, dalla fine dell’Ottocento fino ai nostri tempi. Questo è il percorso che noi abbiamo tracciato!”.